lunedì 5 luglio 2021

Posto

A me sembrano vele lanciate verso il mare: a volte pare persino di vederli vibrare nell’intensità dello sforzo.

Distribuite sulle spiagge di Copacabana (dal n. 1 al n. 6) e Ipanema (7-12) a intervalli di un chilometro circa, sono strutture in cemento che ospitano a piano terra servizi igienici a pagamento (puliti) e al piano superiore una terrazza di avvistamento per i bagnini di salvataggio, servizio che a Rio è gestito da pompieri in canottiera rossa.

Li vedi che scrutano incessantemente l’orizzonte, e all’occorrenza sono capaci di gettarsi a capofitto tra le persone che si accalcano in spiaggia, per prestare soccorso. A volte vedi arrivare dal cielo elicotteri rossi che portano soccorso in mare.

Ogni posto ha la sua caratteristica: più popolari i numeri bassi di Copacabana (1 e 2 corrispondono alla zona di Leme), più chic i numeri alti tra Ipanema e Leblon. Il posto 9 è il ritrovo della comunità LGBTQ+, mentre il posto 10 lo è dei giovani bene della zona sud*. Il posto 7, a Ipanema, è il paradiso dei surfisti, mentre al posto 6 a Copacabana c’è la piccola comunità di pescatori con il caratteristico mercato e le barche tirate in secco.

Disegnati dall’architetto Sergio Bernardes negli anni 70 sono uno dei punti di riferimento del paesaggio carioca, e sono utilizzati per designare l’intera area urbana vicina.

https://elmistihostels.com/blog/?p=3356

Acqua

Viva Rio!

Una legge statale (non federale) dello stato di Rio de Janeiro dal 2015 obbliga bar, ristoranti e simili ad offrire acqua filtrata gratuita ai propri clienti.

Quindi, siate grati verso la cidade maravilhosa e approfittate della sua generosità: sarà un modo per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente.

Bevete acqua filtrata e gratuita: i vostri figli vi ringrazieranno!

https://g1.globo.com/rj/rio-de-janeiro/noticia/2019/07/09/consumidores-relatam-desconfianca-ao-pedir-agua-gratuita-em-bares-do-rj-lei-estadual-completa-4-anos.ghtml


domenica 4 luglio 2021

Uccelli

Il cielo di Rio è incessantemente solcato da uccelli di ogni tipo. Quelli che vedrete ogni volta che alzerete lo sguardo, però, sono essenzialmente due: la Fregata magnificens e l’urubù (Coragyps atratus), o avvoltoio nero.

La Fregata vola senza quasi mai sbattere le ali, sfruttando le correnti ascensionali: le ali ad angolo (sembrano un po’ quelle degli pteranodonti preistorici) le rendono particolarmente facili da riconoscere. Il maschio si riconosce anche dal gozzo rosso.

L’urubù è uno degli animali simbolo di Rio, ed è anche il simbolo del Flamengo*, la squadra di calcio più amata della città; si riconosce per le ali rettangolari con estremità sfrangiate.

Gli urubù si trovano in molte parti della città, in particolare vicino alla Baia di Guanabara. La strada che collega il centro all’aeroporto internazionale del Galeão è bordata da piloni della luce su cui si appollaiano decine, o centinaia di avvoltoi. Non è una vista rassicurante, a dire il vero: il loro portamento goffo, con il collo curvo e le spalle scese fa ricordare i film di Walt Disney, nei quali sono sempre maligni o perfidi. Anche se non stanno appollaiati su un cactus nel mezzo del deserto, sono pur sempre avvoltoi, e l’odore del loro guano è insopportabile.

Ci sono molti altri uccelli e uccellini che svolazzano per l’aere di Rio. I più amati sono i colibrì (detti beija-flor* in portoghese), ma ci sono ovviamente anche moltissimi gabbiani (gaviota) che svolazzano sulle coste e sulle spiagge, e cormorani neotropicali (biguá) che volano in lunghe formazioni a v.

Se siete fortunati, vi potrà capitare di vedere un tucano: con il suo becco lungo e arancione è uno dei simboli più celebri della natura lussureggiante dei tropici. Un tucano addomesticato è spesso visibile vicino al bar Palafita sulla Lagoa*. Un altro si vedeva spesso intorno al Museu Historico*, ma chissà dove avrà stabilito la sua dimora dopo il terribile incendio che lo ha distrutto.

Se avete buon occhio, potrete vedere molti altri volatili interessanti, al Jardim Botanico* o camminando sulla Pista Claudio Coutinho* o lungo la Lagoa*, come il rossissimo tiê-sangue (tanagra del Brasile), le civette (ne abbiamo viste che avevano fatto il nido nei cannoni del Forte di Copacabana!), o le garzette.

Infine, anche se non lo vedete, c’è un uccellino che sarà sempre con voi: è il bem-te-vi* (Pitangus Sulphuratus), che al mattino vi sveglierà con il suo strano richiamo a tre note e vi ricorderà di essere felici perché siete ai tropici e non in una grigia periferia senz’anima, e che la giornata sarà bellissima e piena di colori, suoni e sapori. Non dimenticate di approfittarne!

https://br.depositphotos.com/stock-photos/p%C3%A1ssaros-voando.html

Pedra portuguesa

Perché piaccia tanto, continua a sfuggirmi.

Si chiama così il selciato fatto a piccole pietre regolari che sembrano solo appoggiate al fondo stradale, ed infatti le pietre si muovono e si spostano continuamente, e nel marciapiede si aprono voragini che devono essere costantemente risistemate per poi sconnettersi nuovamente e così via.

È vero che le pietre usate hanno il vantaggio di non scaldarsi mai troppo, così se in spiaggia vi rubano i vostri chinelos potete tornare a casa con relativa comodità; è vero anche che la pedra portuguesa permette di creare le geometrie che hanno reso celebri i marciapiedi di Ipanema e di Copacabana, ma a me sembra l’equivalente tropicale della fatica di Sisifo.

Pare che i blocchetti di pietra siano diventanti un nuovo articolo di contrabbando: capita infatti che la polizia pizzichi qualcuno che ruba le pietre dai marciapiedi pubblici per completare il proprio vialetto di ingresso, o per rivenderle al miglior offerente.

http://urbecarioca.com.br/pedras-portuguesas-e-cariocas/

https://oglobo.globo.com/rio/morador-de-ipanema-flagra-novo-tipo-de-crime-no-bairro-contrabando-de-pedras-portuguesas-23634990


Mesóclise

Una delle fissazioni brasiliane.

Imparate la parola e sfoggiatela ogni volta che potete: è uno dei pochi modi in cui un gringo* può tentare di emanciparsi dalla sua condizione!

È la forma grammaticale che permette di inserire il pronome all’interno del verbo: ad esempio “Desenhar-te-ei”, che sarebbe come dire in italiano “disegne-ti-rò” invece di “ti disegnerò”. Se vi sembra una follia, avete ragione, ma quanti lusofoni vorrebbero saperla usare con noncuranza! Sarebbe il massimo dell’eleganza e del successo sociale!

Ne fa uso estensivo Eliana Alves Cruz nel suo O Crime do Cais do Valongo, ma pare che l’unico in grado di usarla correttamente sia l’ex presidente Michel Temer. 

https://www.dicio.com.br/mesoclise/

Dorival Caymmi

Fabiano mi dice che in Brasile gira una battuta: “Ci sono lento, lentissimo e…. Dorival Caymmi”.

Essenziale, intenso, inesorabile.

Di origine baiana, le sue canzoni del mare sono iscritte nel DNA carioca, dalla Suite do Pescador (Minha jangada vai sair pro mar) a É doce morrer no mar.

Indimenticabili se sentite cantare dalle persone riunite in una calda notte carioca sul marciapiede davanti alla Toca do Vinicius*, intorno al sorriso di Carlos*.

http://www.nabocadopovo.it/dorival-caymmi/

Distanze

Sono stato alla Rodoviária Novo Rio (stazione delle corriere), anzi andateci anche voi.

Le stazioni e i supermercati mi attraggono irresistibilmente: mi piace andarci, vedere cosa fa la gente, osservare i prodotti e i comportamenti. Sono le esposizioni universali della contemporaneità, della vita viva!

Dunque, sono andato alla Rodoviária per chiedere informazioni sui viaggi verso le destinazioni più esotiche dell’America Latina, e sono rimasto a bocca aperta.

Per darvi qualche esempio:

  • San Paolo: 6 ore
  • Brasilia: 18 ore
  • Foç do Igaçu (confine con Argentina e Paraguay): 26 ore
  • Porto Alegre: 28 ore
  • Salvador de Bahia: 31 ore
  • Corumbá (confine con Bolivia): 40 ore
  • Belém do Pará (foresta amazzonica): 60 ore
  • Montevideo (Uruguay): 40 ore
  • Buenos Aires (Argentina): 40 ore
  • Santiago del Cile: 60 ore

Andate a chiedere ai botteghini, che già a vederli viene la frenesia da viaggio, con le scritte in caratteri diversi, con i colori diversi, con le facce già diverse. E immaginate di arrivare dopo ore e ore di viaggio alle pianure del Pantanal costellate di alligatori al bordo delle strade, o di vedere davanti a voi l’Aconcagua, la regina delle vette andine.

E pensate che siete in un continente immenso: se il Brasile, da solo, è grande quasi come tutta l’Europa, si capisce che andare da Cartagena a Ushuaia, o da Santiago a Belem do Pará non è davvero uno scherzo!

NB: Le linee di trasporto internazionali sono attualmente chiuse a causa dell’emergenza COVID.

https://vejario.abril.com.br/cidade/rodoviaria-novo-rio-espera-movimentacao-de-582-000-passageiros/


7 a 1

(pronuncia “seci a un”). Insomma, ricordate la partita semifinale dei mondiali di calcio del 2014, gli occhi del mondo puntati su Belo Hor...