giovedì 22 luglio 2021

101

Ah, saudade!

Nella nostra tombola carioca è il numero che corrisponde a “casa”, il numero del nostro piccolo, amato appartamento.

101 suona come una poesia, come la brezza che circola quando circola, come i palazzi che ci stanno davanti come tanti occhi puntati sulla nostra piccola vita, come gli alberi frondosi con i colibrì, come la piccola scuola simpatica con tutti i bambini vocianti schiamazzanti e il megafono che chiama i genitori all’ora dell’uscita, come le feste nel play del palazzo davanti che sembravano sempre impegnati in matrimoni-nascite-diplomi-lauree, come il giorno che siamo entrati ed era quasi tutto vuoto, come i letti rasoterra su cui abbiamo dormito per mesi, e l’unico scaffale nero bruttino che sembrava un oggetto di design in un libro di Orwell, come la finestra di servizio sul fianco del palazzo, come le ombre delle palme che di notte si disegnavano sotto la nostra finestra, come i pomeriggi di pioggia ascoltando Jorge Ben Jor, come la volta che si è allagato tutto, come l’armadio di Maria che era meglio non aprirlo, come la mattina che sono arrivati i parenti e Nora aveva preparato una tavolata che neanche a Natale, come quel piccolo angolo di Corcovado che si intravedeva tra i palazzi (ma lo sarà stato davvero?), come quel pomeriggio con guardie e ladri sul tetto di fronte, come le sere guardando Downton Abbey, come la resenha di Asia con tutti quegli adolescenti un po’ timidi un po’ sfrontati un po’ ubriachi, come quando sono arrivati i mobili dall’Italia che in un giorno abbiamo montato tutto, come il divano scomodissimo, come il glam internazionale di Grace, e come il grottino alias buco alias studio con il dépliant appeso a disegnare una finestra, come la poesia della famiglia, come le rime con Dardillac e Antoine, come Sofia che sbuca da non si sa dove, come Tómas vem me buscar, come il pullmino con Araújo e Arlete, come noi insieme.

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