Uno dei luoghi in cui il Brasile incontra l’Africa, come se le placche
tettoniche non si fossero mai separate.
Se avete voglia di atmosfera da suq, prendete la metro e scendete
a Uruguaiana. È lì che si concentra il più gran numero di negozi, bancarelle,
venditori ambulanti, grida di ogni genere, mamme con figli, padri con pacchi
strabordanti, montature d’occhiali e insalate pronte, giochi per bambini e
scarpe, cover per cellulari e borse di imitazione, e gente, gente, gente in
ogni dove.
Si chiama SAARA: sembra un riferimento all’atmosfera da mercato nordafricano,
ma è una sigla che significa Sociedade de Amigos das Adjacências da Rua da
Alfândega. Ad ogni modo, l’associazione di idee funziona, ed aiuta la
memorizzazione.
Se un carioca deve comprare qualcosa, va al Saara. Quaderni per la
scuola? Saara. Biancheria per la casa? Saara. Maschere per carnevale? Saara.
La varietà è tanta, e i prezzi imbattibili. Bisogna un po’
mercanteggiare (siamo in un mercato africano, ricordate?), ma si può spuntare
qualche buona occasione.
E soprattutto guardatevi intorno. Osservate le mercanzie e le
persone, sbirciate nei negozi che per i vostri occhi accecati dal sole saranno
bui come la pece, ascoltate i richiami. Le strade e i negozi non sembrano
finire mai. Al centro di tutto, il mercato coperto di Uruguaiana, che al
confronto il Gran Bazar di Istanbul sembra asettico e ovattato.
Nel bailamme del mercato trovano spazio anche tanti mendicanti e
senzatetto, a ricordarci l’altra faccia del consumismo.
L’area non è sempre sicura: fate attenzione.
Da evitare accuratamente durante il fine settimana quando è completamente deserta.

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