Noi diremmo “fare due tiri/passaggi/palleggi” o qualcosa del
genere: semplicemente non abbiamo un nome per quel momento in cui qualcuno tira
fuori un pallone e senza nemmeno dirsi niente si comincia a dare un calcio, a dare
un colpo di testa, a fare un po’ di giochetti così come viene. Ancor meglio se
lo si fa sulla spiaggia, mezzo dentro e mezzo fuori dall’acqua.
In Brasile il nome c’è, ed è altinha (anche altinho,
ma meno usato dai giovani). Nata nelle strade e nelle piazze, e consacrata
sulla spiaggia di Ipanema dove è tutt’ora praticata ad ogni ora del giorno, ad
ogni livello di maestria.
Ma il momento magico è inevitabilmente il tramonto, quando tutti
sembrano scatenarsi in un roteare di piedi, teste e palloni inframmezzati da
spruzzi d’acqua.
La spiaggia diventa una cartolina, e solo a guardare ci si sente
bene.
Meno se si vuole attraversare la spiaggia: lì cominciano i dolori,
perché provateci voi a trovare un interstizio tra un gruppo e un altro, tra una
palla e l’altra, tra una testa e l’altra!
E nel vorticare dei palloni, il caldo rovente del giorno sembra
defluire nel mare e cedere spazio alla frescura della sera, mentre le figure
dei giocatori si trasformano a poco a poco in silhouettes contro il tramonto,
la luna comincia a brillare, e i tavolini dei bar si riempiono di clienti
pronti ad iniziare il primo drink.

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