Scale???? Perché, ci sono le… scale????
Nei palazzi brasiliani si usa l’ascensore, e solo l’ascensore. Un po’
perché i palazzi sono alti e come si fa ad andare a piedi oltre il secondo/terzo
piano, ma soprattutto, perché le scale non sono destinate all’uso. O almeno non
all’uso delle persone perbene. È un po’ come in Downton Abbey: la servitù esiste,
ma non si deve vedere. Le scale di Rio sono così: ci sono, ma non si devono
vedere e soprattutto non si devono usare. E per renderlo chiaro, sono brutte,
bruttissime, oscure, scomode, puzzolenti, costruite con i materiali più tristi
e deprimenti in modo da scoraggiarne l’uso a chiunque. Le scale sono e devono
restare un mondo parallelo, invisibile, ignoto. Chi osa entrarci lo fa a suo
rischio e pericolo.
La società brasiliana è così: la parte dei signori - una
profusione di specchi, marmi, ori, opere d’arte, decorazioni, profumi - e la
parte “altra”, la parte senza nome, che non è bruttina (qualcuno ricorda il
termine feinha con cui il sindaco Crivella aveva chiamato la favela
della Rocinha?) solo perché trascurata, ma DEVE essere proprio brutta brutta
per ricordare a chi ci abita che il mondo è naturalmente strutturato in
gerarchie, e che se ti è toccata la vita dei poveri, allora ricordati che i
poveri vivono male male male, e che è giusto così.
Testardamente democratico, tenacemente ecologista, opacamente
salutista, ho sempre ostinatamente usato le scale per raggiungere il mio
appartamento che era solo ufficialmente al primo piano (dopo il piano garage e
il piano play, quindi effettivamente al terzo). E in tre anni credo di aver
incontrato non più di due persone: una era il ragazzo delle pulizie che ci
stava facendo una siesta, e l’altra doveva essere una specie di pazzo (o forse
solo il mio riflesso in uno specchio!).
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