A me sembrano vele lanciate verso il mare: a volte pare persino di
vederli vibrare nell’intensità dello sforzo.
Distribuite sulle spiagge di Copacabana (dal n. 1 al n. 6) e
Ipanema (7-12) a intervalli di un chilometro circa, sono strutture in cemento
che ospitano a piano terra servizi igienici a pagamento (puliti) e al piano
superiore una terrazza di avvistamento per i bagnini di salvataggio, servizio
che a Rio è gestito da pompieri in canottiera rossa.
Li vedi che scrutano incessantemente l’orizzonte, e all’occorrenza
sono capaci di gettarsi a capofitto tra le persone che si accalcano in
spiaggia, per prestare soccorso. A volte vedi arrivare dal cielo elicotteri
rossi che portano soccorso in mare.
Ogni posto ha la sua caratteristica: più popolari i numeri bassi
di Copacabana (1 e 2 corrispondono alla zona di Leme), più chic i numeri alti
tra Ipanema e Leblon. Il posto 9 è il ritrovo della comunità LGBTQ+, mentre il
posto 10 lo è dei giovani bene della zona sud*. Il posto 7, a Ipanema, è il
paradiso dei surfisti, mentre al posto 6 a Copacabana c’è la piccola comunità
di pescatori con il caratteristico mercato e le barche tirate in secco.
Disegnati dall’architetto Sergio Bernardes negli anni 70 sono uno dei punti di riferimento del paesaggio carioca, e sono utilizzati per designare l’intera area urbana vicina.
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