A me Rio sembra proprio Napoli, con quella sapiente miscela di miseria
e nobiltà.
Uno dei luoghi che me lo fa pensare di più è il caffè Amarelinho
(che significa giallino) nella enorme piazza di Cinelândia, vicino al Theatro Municipal.
Si capisce che in un lontano passato debba essere stato ritrovo di
intellettuali ed artisti. Oggi è un caffè-ristorante piuttosto sporco, con cibi di qualità
mediocre, ma fosse per me ci andrei tutte le sere.
Anzi, andavo a teatro proprio per avere la scusa di andarci e
prendere la mia combinazione preferita: pudim de leite* e Coca Cola. Il primo
per dare energia senza essere pesante, la seconda per dare quel minimo di
carica per non addormentarmi subito alla prima nota dell’orchestra.
Se resistete alle tovaglie di cellophane appiccicoso, al servizio
non proprio di classe, ai bagni condivisi con i senzatetto che ci si
intrufolano di continuo, se riuscite a non curarvi dei mendicanti della piazza,
dell’atmosfera equivoca della strada che fa angolo, delle persone che dormono
sulle panchine e negli angoli oscuri della piazza, andateci.
Sarete attorniati da giovani che bevono una birra prima di andare
alla Lapa*, che è proprio dietro l’angolo.
Ma se riuscite a fare un piccolo sforzo, vi sembrerà di ritrovare
la Rio dello splendore dei primi decenni del secolo scorso, con i gentiluomini
in frac che accompagnavano signore in tenuta di gala a sorbire una bevanda ghiacciata
prima di entrare nel teatro.

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