Inutile negarlo. Rio è pericolosa. Succede a tutti (o almeno a molti) di subire un “assalto” o di vederne compiere uno. Per questo è bene uscire di casa senza niente addosso. Né catenine, ne anelli, né orecchini. Mai mostrare qualcosa di valore, mai stare imbambolato con il cellulare in mano. A un amico di mia figlia hanno rubato il cellulare qualcosa come 8 volte in un anno. Per Patrícia, venire all’università era una specie di ordalia: tutti i giorni (tutti i giorni) sul suo autobus (il 616) salivano malviventi che rubavano quello che trovavano. Pare che l’anno precedente fosse stato il turno del 485, cioè l’autobus che prendevo io.
Quindi, se vuoi uscire senza preoccupazioni (relativamente),
esci senza nulla se non:
- denaro in contanti,
- una copia di un documento
- un foglio col tuo indirizzo e un numero di telefono di emergenza.
Si rischia di morire? Sì, si rischia anche di morire. Nel 2016
(ero appena arrivato a Rio) un turista italiano è entrato in moto in una via
sbagliata ed è stato ucciso sul momento. Pare che il problema fosse che aveva
la GoPro sul casco e fosse stato scambiato per un poliziotto. L’aspetto può
significare molto.
Un altro problema sono le pallottole vaganti (bala perdida*):
e lì, davvero, non si sa cosa dire. I giornali riportano di persone uccise
mentre stavano in casa, facendo la doccia o dormendo.
È una delle particolarità di Rio: i quartieri bene sono
intervallati da quartieri degradati che sfuggono al controllo della polizia, e
non ci sono quindi zone del tutto sicure. Quando cercavo casa, mi facevano
notare se l’appartamento che visitavo era esposto lato favela o no.
Anche davanti a casa nostra c’è stata una sparatoria (e come
in un film abbiamo visto il malvivente saltare da un tetto all’altro inseguito
dalla polizia); alla scuola delle mie figlie è stato dato l’allarme perché c’era
in corso una azione di polizia e tutti gli studenti sono stati portati in aree
protette.
Alcune volte i miei studenti mi chiamavano per avvertirmi
che non potevano venire a lezione perché c’era un’operazione di polizia in
corso, o perché i trafficanti stavano agendo.
Per molti i problemi cominciano semplicemente a causa del
luogo in cui vivono. Intere aree sono sotto il controllo dei criminali. Per
molti persino l’accesso ad Internet* è legato al gruppo criminale che controlla
la zona.
Si vive preoccupati? Sì, moderatamente. Nel senso che se ci
pensi, ti viene da scappare sul momento, perché il pericolo riguarda tutti. E quindi
spesso ti dimentichi di pensarci, e per un po’ ti sembra di vivere in una città
normale, che so, Madrid, o Colonia.
Per dimenticare un po’ la tensione, si va a volte in luoghi protetti: un centro commerciale, il Museu Militar al Forte di Copacabana, il Forte do Leme. Lì non ti sembra vero di poter stare tranquillo, con il cellulare in mano, la borsetta appesa allo schienale della sedia, il portafogli nella tasca posteriore.
https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-08-18/dining-with-madonna-no-longer-rio-business-struggles-with-crime

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