venerdì 25 giugno 2021

Farme de Amoedo, rua

Chiamata anche semplicemente Farme.

Famosa per essere uno delle strade gay dell’America Latina, sbocca sull’Atlantico all’altezza del Posto 9, ritrovo della comunità LGBTQ+, ma è molto più di questo. Ci sono ristoranti, bar, caffetterie, soprattutto negli isolati più verso il mare, ma anche panetterie, ferramenta, un ospedale, depositi di materiali per l’edilizia. All’ombra quasi fresca degli enormi ficus si muove un’umanità varia che va dall’agente finanziario in giacca e cravatta a surfisti seminudi con le loro tavole da surf sottobraccio, muratori coperti di polvere, bagnanti scalzi, venditori di pop corn, chioschi che fanno copie di chiavi, il banchetto di un riparatore di orologi, senzatetto che ormai fanno parte della comunità locale, studenti con le t-shirt dell’uniforme scolastica, stranieri di ogni genere, signore con eleganti cani al guinzaglio, padri che portano a casa enormi buste di pane, avventori del negozio di succhi all’angolo, timidi studenti gringo della piccola scuola di lingue che a fine settimana si trasformano in festanti bevitori e sambisti, camerieri del piccolo pub che preparano i tavoli per la sera, robot in lamiera che sembrano usciti da un giornaletto degli anni 60, tassisti che aspettano il turno lungo il marciapiede, ebrei ortodossi con le fedine al vento, gente di tutti colori, microcosmo della condizione umana, con contrasti pacati ma lo stesso stridenti, con un apparente possibilità di convivenza tra le diversità (Ipanema, per quanto intellettuale e trasgressiva, conta anche molti abitanti bolsonaristi) ma dove i conflitti possono riaccendersi in un momento, soprattutto verso i più deboli, i più poveri. Ho visto signore perbene fermarsi a chiacchierare con un ragazzino senzatetto, e signori altrettanto perbene prendere a calci un mendicante accusandolo di aver mancato di rispetto la sua signora. Tutto il Brasile si riassume in questa strada: non si può starne lontano.



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