Fanno veramente paura anche solo a vederli in video.
Con maschere che mettono insieme pagliacci, scheletri e spettri,
escono come forsennati non si sa da dove, spesso accompagnati da fuochi di
artificio, e corrono per le strade battendo a terra delle palle (appunto bola)
di plastica ma che in origine erano vesciche di bue. Altri girano invece con ombrellini
che sono più inquietanti delle musiche da carillon nei film di Dario Argento o nelle
storie di Agatha Christie.
Sono una delle tradizioni più antiche del carnevale, soprattutto
nelle periferie più popolari, che purtroppo ogni anno provoca feriti e morti.
Sembrano dare corpo alle paure più recondite che vivono dentro di
noi, e dare un volto alla violenza che attanaglia le vite di chi trascorre la
propria vita nei suburbi degradati.
Sono detti anche clóvis (forse dall’inglese clown).
I vestiti possono costare cifre sconsiderate (circa 1500 R$, cioè
un salario minimo e mezzo).
Non li ho mai incontrati, e in tutta onestà mi è andata bene così,
benché dentro di me resti l’insano desiderio del brivido di affrontare gli
incubi più nascosti che rappresentano.

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