sabato 26 giugno 2021

Assalto

Impotenza, e poi rabbia, e poi frustrazione. E poi si riprende a vivere, perché comunque questa è la vita. È difficile spiegare a qualcuno come si possa restare in una città così, dove l’assalto è una realtà quotidiana che colpisce inevitabilmente come il fato.

Ogni giorno le cronache riportano di fatti criminali, ma il gran numero di misfatti quotidiani resta nel silenzio di chi ormai ci ha fatto l’abitudine. L’amico in visita cui viene strappata la catenina, la manager in missione cui viene rubato il cellulare, e poi i conoscenti, gli amici, gli amici dei figli, e poi i figli stessi. Chi non ha un episodio da raccontare.

Il mio è questo: al tramonto, cammino sulla spiaggia di Ipanema all’altezza del posto 10. Ci sono varie persone, ma non mi accorgo (sono a Rio ancora da poco) che impercettibilmente la zona che stiamo percorrendo è sempre meno frequentata, solo due ragazzi che giocano ad altinha* e che si avvicinano come per chiedere l’ora. E invece mostrano qualcosa nella tasca (presumibilmente un coltello), ci dicono di depositare gli zainetti, sederci sulla sabbia e mettere le mani dietro la testa. Spero che anche mia moglie resti in silenzio, che capisca quello che deve fare, augurandomi che si limitino a rubarci gli zainetti, che per di più non contengono quasi nulla. Così succede, e per fortuna non mi chiedono il cellulare e il portafogli che ho in tasca.

La prima conseguenza è che mia moglie è dovuta tornare verso casa a piedi scalzi, fino a che abbiamo trovato un chiosco che vendeva chinelos*.

La conseguenza più a lungo termine è che da quel momento ci siamo sentiti più vulnerabili. Da quel giorno abbiamo cominciato a percepire vibrazioni diverse. Probabilmente non suona bene, in questo contesto, ma ci siamo sentiti più in sintonia con questa città. Ci siamo sentiti più carioca, perché qui il cuore batte diversamente.

Colpa nostra, ho detto un giorno raccontando ai miei studenti l’episodio: non avremmo dovuto essere sulla spiaggia a quell’ora e in quel luogo. Roberta mi ha bloccato dicendomi di non cedere a questo modo di pensare: la colpa è solo dei criminali che fanno quello che non si deve. E qui deve finire la riflessione morale.



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