Impotenza, e poi rabbia, e poi frustrazione. E poi si riprende a
vivere, perché comunque questa è la vita. È difficile spiegare a qualcuno come
si possa restare in una città così, dove l’assalto è una realtà quotidiana che
colpisce inevitabilmente come il fato.
Ogni giorno le cronache riportano di fatti criminali, ma il gran
numero di misfatti quotidiani resta nel silenzio di chi ormai ci ha fatto l’abitudine.
L’amico in visita cui viene strappata la catenina, la manager in missione cui
viene rubato il cellulare, e poi i conoscenti, gli amici, gli amici dei figli,
e poi i figli stessi. Chi non ha un episodio da raccontare.
Il mio è questo: al tramonto, cammino sulla spiaggia di Ipanema
all’altezza del posto 10. Ci sono varie persone, ma non mi accorgo (sono a Rio
ancora da poco) che impercettibilmente la zona che stiamo percorrendo è sempre
meno frequentata, solo due ragazzi che giocano ad altinha* e che si
avvicinano come per chiedere l’ora. E invece mostrano qualcosa nella tasca
(presumibilmente un coltello), ci dicono di depositare gli zainetti, sederci
sulla sabbia e mettere le mani dietro la testa. Spero che anche mia moglie
resti in silenzio, che capisca quello che deve fare, augurandomi che si
limitino a rubarci gli zainetti, che per di più non contengono quasi nulla. Così
succede, e per fortuna non mi chiedono il cellulare e il portafogli che ho in
tasca.
La prima conseguenza è che mia moglie è dovuta tornare verso casa
a piedi scalzi, fino a che abbiamo trovato un chiosco che vendeva chinelos*.
La conseguenza più a lungo termine è che da quel momento ci siamo
sentiti più vulnerabili. Da quel giorno abbiamo cominciato a percepire
vibrazioni diverse. Probabilmente non suona bene, in questo contesto, ma ci
siamo sentiti più in sintonia con questa città. Ci siamo sentiti più carioca,
perché qui il cuore batte diversamente.
Colpa nostra, ho detto un giorno raccontando ai miei studenti l’episodio:
non avremmo dovuto essere sulla spiaggia a quell’ora e in quel luogo. Roberta
mi ha bloccato dicendomi di non cedere a questo modo di pensare: la colpa è
solo dei criminali che fanno quello che non si deve. E qui deve finire la riflessione
morale.

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