venerdì 2 luglio 2021

Biscoito Globo

Elemento caratteristico del paesaggio carioca, immancabile in almeno due situazioni: la spiaggia e gli imbottigliamenti (vedi engarrafamento*), spesso associati ad un bicchiere di mate* ghiacciato.

Si può scegliere tra la versione dolce e quella salata. In entrambi i casi, la consistenza è un po’ quella dei Dixi San Carlo: come se fossero fatti di aria racchiusa appena da una nuvoletta di leggerissimo impasto.

Non ho ancora capito se piacciano a qualcuno, ma è inevitabile provarli.

Sono una delle icone di Rio de Janeiro, tanto da essere anche il soggetto raffigurato su alcuni canga* venduti nelle zone turistiche.

https://braziljournal.com/comi-e-nao-gostei

Mussa, Alberto

(Rio de Janeiro, 1961-) Uno degli autori contemporanei più promettenti, ha pubblicato vari volumi, tra cui una pentalogia dedicata a Rio de Janeiro, sotto il nome complessivo di Compêndio Mítico do Rio de Janeiro:

  • A Primeira História do Mundo
  • O Trono da Rainha Jinga
  • A Biblioteca Elementar
  • A hipótese humana
  • O Senhor do Lado Esquerdo.

Ciascun libro è una storia di crimini inusuali, uno per ogni secolo di vita della città: un pretesto per percorrere i luoghi più e meno conosciuti, con un affetto che solo un carioca doc può esprimere. Leggere i suoi libri e un po’ come quando si guarda un film e si cerca di riconoscere i luoghi delle città in cui si è vissuto.

La cosa che colpisce di più in Alberto Mussa è la scelta di una voce narrante nella quale sembra di udire la voce della città stessa, che racconta con tenerezza di madre le storie dei propri figli, tra i quali sembra amare di più quelli più derelitti e sfortunati.

Credo che in italiano sia stato per ora tradotto solo La casa degli scambi, presso le edizioni e/o .

https://www.europaeditions.com/author/145/alberto-mussa

Quentinha

Ogni giorno, alle 12 in punto, sotto casa nostra passava un venditore ambulante che con voce stentorea gridava sempre esattamente la stessa frase, sulla stessa nota, con lo stesso tono. Ho chiesto ad un falegname che stava montando dei mobili a casa mia cosa dicesse. Mi ha spiegato che diceva “olá quentinha!”, e tutt’ora, quando penso a Rio, alla nostra casa, alla nostra strada, sento quel richiamo chiaro e forte.

La quentinha è un’usanza tipica brasiliana, e si trovano più o meno dappertutto. Sono dei piatti di cibo caldo (quentinha significa “caldina”), preparati in casa e venduti a quanti non hanno la possibilità o il tempo di tornare a casa per la pausa pranzo, e sono spesso utilizzate da muratori, artigiani, autisti, studenti. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i prezzi.

Molti miei studenti preferivano comprare una “quentinha” dagli ambulanti davanti alla facoltà piuttosto che andare in mensa. Ho chiesto perché, e se si fidassero di cibi che non erano sottoposti ad alcun controllo. Mi hanno risposto che era molto più rapido che andare in mensa, e che la qualità era assicurata dal fatto che se i clienti non fossero stati soddisfatti, il venditore non avrebbe più trovato chi comprasse i propri prodotti.

Molte persone si sono dedicate a questo tipo di commercio, soprattutto dopo le crisi che hanno segnato pesantemente l’economia del Brasile negli ultimi anni (o si sono trasformate in autiste di applicazioni tipo Uber, Cabify, …).

In realtà, è un commercio del tutto illegale, e la polizia fa spesso operazioni per contrastarlo.

Sta quindi a voi: se siete per strada e avete un improvviso attacco di fame e sentite il richiamo “olá quentinha” o vedete un’auto parcheggiata con il baule aperto e una fila di persone (e soprattutto se vi fidate!!!), potete fermarvi a provare una quentinha: magari ne vale la pena!

Per me, il cibo promesso da quella voce così bella rimane ancora un mistero da svelare.

https://extra.globo.com/noticias/rio/vendedores-de-quentinhas-tomam-as-ruas-da-barra-22748982.html

Queijo coalho

Una delle meraviglie che il Brasile regala ai suoi visitatori.

Lo si scopre andando in spiaggia: venditori ambulanti si aggirano con mini-barbecue ed enormi frigoriferi portatili. È l’armamentario che serve per proporre una delle grandi delizie locali: il queijo coalho (formaggio di cagliata, come si trova tradotto talvolta). Sembrano ghiaccioli, e invece sono tranci di un formaggio di origine nordestina, di consistenza tale da permettere di essere grigliato senza sciogliersi. Ricorda lontanamente la feta greca sia per la texture che per il sapore un po’ salato, ma è di latte bovino.

E così, quando siete sdraiati sulla spiaggia, circondati dall’incessante andirivieni di ambulanti e bagnanti, e sentite il richiamo “queijo coalho” non indugiate: chiamate il camelô* che si accovaccerà vicino a voi, estrarrà con cura i parallelepipedi di formaggio avvolti da fogli di plastica infilzati nello stecchino di legno, ravviverà con sapienza il fuoco delle braci, e quando avranno raggiunto la temperatura giusta metterà a grigliare il formaggio che vi consegnerà al momento opportuno, pronto per essere gustato. Aproveite!

https://portaldoqueijo.com.br/saude/2018/01/21/queijos-e-praia-pode-ou-nao-consumir/

https://www.madeiramadeira.com.br/churrasqueira-para-queijo-coalho-em-inox-praia-venda-queijinho-1282243.html

Frutta

Frutta di ogni genere nei negozi brasiliani. La frutta “europea” è meglio lasciarla stare: pesche, uva, mele, sono per lo più insapori e costosissime, anche quando sono prodotte in Brasile.

Meglio la frutta locale: noi ci siamo nutriti per lo più di mango e banane, spesso insieme. Gustosissimi, perfetti per il clima tropicale. E poi anche ananas (attenzione: qui si chiama abacaxi, pronuncia: abacascì) e papaya e maracujà, che ormai si conoscono anche da noi.

Molte altre, invece, per me erano del tutto ignote. Dalle strane forme, dai sapori intensi, non sempre immediatamente gradevoli per il nostro palato, ma da provare tutte. Eccone una breve lista:

  • carambola
  • tamarindo
  • seringuela
  • pitanga
  • jabuticaba
  • pitomba
  • cupuaçu
  • pitaya
  • fruta de conde
  • caju (attenzione: non mangiarne la noce!)
  • jaca

Lanciatevi alla loro scoperta!!! Dalla carambola (accento sulla penultima: carambòla) con le fettine a forma di stella ai colori quasi fluorescenti della pitaya, dal mistero della fruta de conde che sembra una pigna ma contiene un cuore tenero e dolce al sapore intenso della jaca: è tutto un mondo da scoprire.  

Sbizzarritevi! Siete ai tropici: lasciatevi sedurre!

Le trovate anche come ingredienti nelle infinite combinazioni di succhi di frutta che si vendono in tanti negozi e negozietti.

Il cupuaçu è utilizzato anche come gusto di gelato, molto apprezzato dai locali.

 


https://caminhoslanguages.com/blog/pt/brazilian-fruits/

giovedì 1 luglio 2021

Falou

Significa più o meno: ok. Letteralmente: ha parlato. Significa più o meno ok e per essere cool si può pronunciare muovendo la mano con solo mignolo e pollice distesi (shaka). Secondo le mie figlie i giovani non lo usano, ma non so se sono d’accordo. Forse i giovani internazionali delle zone alte preferiscono altre espressioni più di moda, ma non saprei.

A ogni modo, quando lo sento usare mi sembra sempre di essere davanti ad un indiano pellirossa nei film western razzisti della mia infanzia, che parlavano in terza persona e finivano i discorsi dicendo Augh! Il grande capo ha parlato. 

https://en.wikipedia.org/wiki/Shaka_sign

martedì 29 giugno 2021

Autobus 1

Non è raro che gli autisti d’autobus si mettano a fare gare che neanche Fast and Furious.

Non è divertente: la smania di correre, anche a costo di mettere a repentaglio l'incolumità dei passeggeri, porta a veri eccessi. Nel 2017, un autobus della linea che prendevo regolarmente ha imboccato con troppa velocità una curva, nei pressi dell'aeroporto Santos Dumont, a pochi metri dal Consolato d'Italia. Non è stato uno scherzo: l'autobus si è rovesciato, e vari passeggeri sono rimasti feriti.

https://oglobo.globo.com/rio/onibus-tomba-perto-do-aeroporto-santos-dumont-deixa-feridos-21462060

Alcuni autisti personalizzano il vano del conducente con oggetti personali. Uno che incrociavo spesso si era fatto una nicchia interamente dedicata alla squadra del Flamengo* con bandiere e ammennicoli di ogni genere, e sparava musica ad altissimo volume. Questo almeno dalle 6.15 del mattino.

7 a 1

(pronuncia “seci a un”). Insomma, ricordate la partita semifinale dei mondiali di calcio del 2014, gli occhi del mondo puntati su Belo Hor...